Scrivo queste poche righe per i poveri caduti in questi giorni in afghanistan, mi spiace per loro e per tutte le persone che gli sono vicine e li saluto con commozzione vero dispiacere.Utilizzo le parole di De Andrè per dire come la penso, e come devono andare le cose, altrimenti ognuno deve prendersi le proprie responsabilità "Mio martello non colpisce, pialla mia non taglia per foggiare gambe nuove a chi le offrì in battaglia, ma tre croci, due per chi disertò per rubare, la più grande per chi guerra insegnò a disertare".Detto questo esaminiamo le responsabilità e di chi sono, sono dello stato ad una prima analisi, lo stato siamo noi in parte, cioè noi legittimiamo i governi attraverso il voto, chi si è astenuto potrebbe ritenersi dalla parte giusta, invece no, anche noi astenuti seppur in minor modo (alcuni) siamo colpevoli, e lo sono tutti coloro che consapevoli della fine imminente del sistema percorre la sua strada senza interrogarsi e soprattutto senza invertire la rotta e gli stili di vita, ma la canzone continua così:
"Alle tempie addormentate di questa città pulsa il cuore di un martello,
quando smetterà?
Falegname, su quel legno, quanti corpi ormai, quanto ancora con la pialla lo assottiglierai?"