Il motivo da tutti decantato, che solo dal basso può nascere qualcosa di partecipato, di democratico, e che coinvolga a partecipare tutti i cittadini, ha delle problematiche sconosciute agli stessi che lo predicano da sempre.
Colpa certamente da un lato delle persone della cultura del “c'aggia fa” e dall’altro del consociativismo nel senso più basso del termine.
Molti sono promotori convinti, come il sottoscritto, che solo quel che proviene dal basso possa incidere nella società e tentare un cambiamento in meglio.
Mi riferisco a Padre Alex Zanotelli per la “Rete Lilliput”, Beppe Grillo per i “beppegrillomeetup”, Stefano Montanari “Peribenecomune”, Massimo Fini per “Movimentozero”, Elio Veltri per “Repubblicadeicittadini”,Giulietto Chiesa per “Megachip”, Nando Dalla Chiesa “Società civile”, Don Luigi Ciotti “Libera” mi fermo qui potrei citarne tanti altri simili.
Per tutti questi movimenti, tuttavia esiste una notevole difficoltà in relazione ai metodi di diffusione e trasmissione ed applicazione del loro pensiero.
Molti di coloro che si avvicinano a movimenti di questo tipo intendono rappresentarli, nelle loro realtà locali, portando le idee ed i principi dal vertice verso la base, capovolgendo, quindi, quanto sopra assunto.
Ma la problematica più grave è il nominarsi rappresentante, filtrare, secondo una personale visione, quello che viene dall'alto e poi fare da tramite senza un reale coinvolgimento delle persone che vorrebbero avvicinarsi.
Anche il sottoscritto potrebbe essere uno di costoro essendo stato dei primi ad aver fondato il movimento di Grillo in provincia di Teramo, se non fosse che il meetup di Beppe Grillo fa eccezione proprio per come è stato strutturato.
Tutti possono essere degli organizzatori e promuovere iniziative, tutti possono creare MeetUp e nessuno possiede, per così dire, l’esclusiva.
Tuttavia questa caratteristica può trasformarsi in qualcosa di negativo che ne stabilisce i limiti.
Nel momento in cui bisogna organizzare qualcosa, la troppa semplicità con cui ci si può iscrivere, il qualunquismo di alcuni, l'ignoranza di altri, il poco tempo di tanti altri ancora, la facilità di sentirsi il cambiamento pur essendo parte del problema e la possibilità di remare contro, rappresentano degli ostacoli che impediscono di arrivare al dunque.
Non si tratta di una critica verso la “troppa democrazia” all’interno del fenomeno MeetUp di Beppe Grillo, ma si tratta di rivederne la portata e di individuare una possibile evoluzione del movimento. Molti “amici di Beppe Grillo” sono fans dell’ultima ora, che si iscrivono al MeetUp come se fosse un punto di arrivo e non uno di partenza.
Altri ci vedono un modo per sfogare le proprie delusioni.
Molti si avvicinano con intenti bellicosi solo per distruggere e mai per costruire.
Alcuni pensano ancora che tutto si possa risolvere con dei “scriviamo”, “organizziamo”, “discutiamo”, ed “aspettiamo che i tempi siano maturi”, come se la realtà avesse bisogno di un piccolo aggiustamento e non di un totale cambiamento.
Ci sono anche quelli che hanno qualcosa da perdere e quindi fanno finta di voler cambiare.
Non mancano nemmeno quelli che ci vedono un modo per ottenere qualche genere di vantaggio. Solo alcuni sono realmente interessati a fare o meglio a “disfare”, cioè ad agire rapidamente, prima che sia troppo tardi, per cercare di rallentare una macchina che si sta portando tutti verso un pessimo futuro.
Un ultimo messaggio va ai partiti ed alle istituzioni della democrazia, se esiste davvero. Il malcontento più forte viene da quelli che hanno appreso una cultura nuova, della democrazia diretta e partecipata dello sguardo verso la sostenibilità dell'ambiente, del rispetto delle culture diverse da quelle occidentali. Occorre comprendere seriamente che così proprio non si va da nessuna parte perchè per un periodo potrà anche funzionare, ma in futuro le generazioni che verranno non si esimeranno certamente dallo sputarci in faccia.
Vittorio Di Giacinto