lL FORUM MONDIALE DELLE ALTERNATIVE
FINI E OBIETTIVI
1. Preambolo
Si rende necessario creare un Forum che riunisca individui, leader di movimenti sociali, intellettuali, le reti e i forum che lavorano a definire delle alternative che si oppongano al neoliberismo che domina nel mondo. Infatti è in gioco la sorte dell’umanità. Il sistema economico attuale, mentre pretende di essere efficace e produttivo di fronte ai bisogni fondamentali dei popoli, di fatto esclude e discrimina. E intanto le imprese transnazionali monopolizzano in modo totalmente antidemocratico le leve del potere permettendo così a delle minoranze di monopolizzare la ricchezza e di manipolare le strutture politiche nazionali e internazionali. Il risultato è un sistema economico che crea situazioni sociali drammatiche, indebolisce le istituzioni pubbliche, conduce al deterioramento delle solidarietà sociali, alla distruzione dell’ambiente e all’indebolimento dei valori culturali ed etici.
Per fronteggiare questa evoluzione, in ogni parte del mondo si sviluppano resistenze da cui emergono nuove prospettive per l’avvenire del pianeta e che ridanno speranza a tutti gli uomini e le donne che aspirano a un nuovo modo di agire e di pensare. E’ intorno a queste idee che ci siamo riuniti per creare il forum mondiale delle alternative e sottoscrivere il suo Manifesto.
2. Scopi
3. Obiettivi
4. Mezzi
5. Adesioni
MANIFESTO
E’ tempo di rovesciare il corso della storia
E’ in gioco la sorte dell’umanità. I progressi scientifici e quelli tecnici, fiore all’occhiello del sapere, anziché contribuire al benessere di tutti sono al servizio di una minoranza. Il loro uso schiaccia, emargina ed esclude innumerevoli esseri umani nell’intero pianeta e deteriora l’ambiente. L’accesso alle risorse naturali, in particolar modo quelle del Sud del mondo, rimane sotto il controllo dei centri e costituisce l’oggetto di pressioni politiche e di minacce di guerra.
E’ tempo di rovesciare il corso della storia.
E’ tempo di mettere l’economia al servizio dei popoli
Oggi l’economia non fornisce beni e servizi se non a una minoranza. Nella sua forma contemporanea essa costringe la maggioranza dell’umanità alla ricerca della pura sopravvivenza e arriva anche a rifiutare il diritto alla vita a centinaia di milioni di persone. Frutto del capitalismo neoliberista, la sua logica costruisce e accentua le diseguaglianze. A forza di credere nella virtù autoregolatrice del mercato, rinforza il potere economico dei ricchi aumentando il numero dei poveri.
E’ tempo di mettere l’economia al servizio dei popoli.
E’ tempo di abbattere il muro tra Nord e Sud
I monopoli del sapere, della ricerca scientifica, della produzione di punta, del credito, dell’informazione, garantiti da istanze internazionali, creano una polarizzazione che ogni giorno cresce nel mondo e all’interno di ogni paese. Chiusi in logiche di sviluppo culturalmente distruttrici, fisicamente insostenibili ed economicamente dipendenti, molti popoli non possono definire le tappe della loro evoluzione, né costruire le basi della loro propria crescita, né assicurare l’educazione delle loro giovani generazioni.
E’ tempo di abbattere il muro tra Nord e Sud.
E’ tempo di affrontare la crisi di civiltà
Gli obiettivi limitati dell’individualismo, l’universo chiuso del consumo, l’invasione del produttivismo e per altri la ricerca assillante della pura sopravvivenza quotidiana, occultano i grandi obiettivi dell’umanità, quelli del diritto alla vita, della liberazione dall’oppressione e dallo sfruttamento, delle pari opportunità, della giustizia sociale, della pace, della spiritualità, e della fraternità. I progressi della biotecnologia fanno rinascere i dibattiti sulla natura e le finalità dell’esistenza umana.
E’ tempo di affrontare la crisi di civiltà.
E’ tempo di rifiutare il potere del denaro
La concentrazione del potere economico nelle mani delle imprese transnazionali minaccia la sovranità degli Stati. Si tratta di una minaccia per la democrazia, in ogni nazione e su scala universale. La predominanza del capitale finanziario non solo mette in pericolo l’equilibrio monetario mondiale, ma contribuisce a trasformare numerosi Stati in vere e proprie mafie, incoraggiando le fonti occulte dell’accumulazione capitalistica: narcotraffico, commercio di armi, giro di prostituzione.
E’ tempo di rifiutare il potere del denaro.
E’ tempo di trasformare il cinismo in rispetto
Le borse si impennano quando i lavoratori vengono licenziati. La competitività si costruisce sull’eliminazione dei consumatori. La curva di eccellenza degli indici macroeconomici corrisponde all’accrescimento del numero dei poveri. Gli aiuti approfondiscono il solco tra le classi e contemporaneamente moltiplicano i conflitti sociali. Le campagne internazionali di solidarietà si riversano su quelli che sono stati ridotti alla disperazione.
E’ tempo di trasformare il cinismo in rispetto.
E’ tempo di ricostruire e democratizzare lo stato
Lo smantellamento dello stato, il restringimento delle sue funzioni e le privatizzazioni a oltranza trovano sbocco nella riduzione del servizio pubblico, nell’indebolimento dei settori educativi e della sanità e infine nel fatto che essi siano messi sotto tutela da parte degli interessi economici privati. La mondializzazione neoliberista tende ad allontanare lo Stato dalle popolazioni e incoraggia la corruzione. Ne fa uno strumento repressivo al servizio dei suoi obiettivi.
E’ tempo di ricostruire e democratizzare lo stato.
E’ tempo di ricreare i cittadini
Milioni di persone, dal momento che sono immigrati, non hanno il diritto di voto, altri milioni non votano per risentimento, scoraggiamento, la crisi dei partiti, un sentimento di inutilità o di esclusione dalla vita politica. Molteplici influenze e interventi falsano spesso il senso delle elezioni. Ma la democrazia è qualche cosa di più delle elezioni. E’ partecipazione a tutti i livelli della vita economica, politica e culturale.
E’ tempo di ricreare i cittadini.
E’ tempo di porre nuovi valori collettivi
La modernità veicolata dal capitalismo e ideologizzata dal neoliberismo ha distrutto o sconvolto le culture esistenti. Ha fatto esplodere le solidarietà e divorato le convinzioni per mettere al loro posto l’esaltazione dell’individuo “prestazionale” misurato alla luce del suo successo economico. Invece di essere un fattore di emancipazione per i popoli nel loro insieme, questa modernità sfocia in una crisi dell’educazione, nella violenza sociale e nell’esplosione di movimenti identitari sterili, nazionalisti, etnici e religiosi.
E’ tempo di porre nuovi valori collettivi.
E’ tempo di mondializzare le lotte sociali
L’internazionalizzazione dell’economia potrebbe significare un passo avanti considerevole per gli scambi materiali, sociali e culturali tra gli esseri umani. Oggi, nella sua forma neoliberista, essa costituisce un incubo che perseguita le vittime della disoccupazione, i giovani che si interrogano sul proprio futuro, i popoli lasciati al margine del sistema produttivo, le nazioni sottomesse agli aggiustamenti strutturali, alla deregolamentazione del lavoro, all’erosione dei sistemi di sicurezza sociale e all’eliminazione degli ammortizzatori che proteggevano i più deboli.
E’ tempo di mondializzare le lotte sociali.
E’ tempo di risvegliare la speranza dei popoli
Dovunque nel mondo si organizza la resistenza, si conducono lotte sociali e si prendono iniziative alternative. Dovunque donne, uomini, bambini, disoccupati, esclusi, oppressi, operai, contadini senza terra, comunità vittime del razzismo, poveri delle città, popoli indigeni, intellettuali, emigranti, piccoli commercianti, fuori casta, classi medie in declino, semplici cittadini affermano la propria dignità, esigono i propri diritti umani, chiedono rispetto per il patrimonio naturale e praticano la solidarietà. Alcuni hanno dato la loro vita per queste cause, altri vivono l’eroismo della quotidianità. Alcuni ricostruiscono un sapere legato alle situazioni concrete, altri sperimentano le forme di un’economia rinnovata; alcuni gettano le basi di una politica diversa, altri creano una nuova cultura.
E’ tempo di risvegliare la speranza dei popoli.
E’ giunto il tempo delle convergenze
Convergenza delle lotte, convergenza dei saperi, convergenza delle resistenze, convergenza delle iniziative, convergenza degli spiriti, convergenza dei cuori, verso un mondo di giustizia e di uguaglianza, di invenzione e di progresso materiale, di ottimismo e di pienezza spirituale. Questo mondo noi possiamo costruirlo trovando alternative percorribili al neoliberismo e alla mondializzazione unilaterale, alternative fondate sugli interessi dei popoli e sul rispetto delle differenze nazionali, culturali e religiose.
E’ giunto il tempo delle convergenze.
Il tempo di un pensiero creativo e universale si apre innanzi a noi
L’analisi delle conseguenze economiche, sociali, ecologiche, politiche e culturali della organizzazione economica attuale permetterà di delegittimarla. La ricerca dell’equilibrio tra l’iniziativa personale e il perseguimento di obiettivi collettivi aprirà la strada a formule nuove. Lo studio dell’espansione dei settori non mercantili, quello di tecniche di produzione che rispettino il benessere di coloro che le usano, quello dell’organizzazione e della natura del lavoro sono altrettanti fattori che contribuiranno a creare un’organizzazione collettiva più umana.
Il tempo di un pensiero creativo e universale si apre innanzi a noi.
Il tempo dell’azione è già avviato
La democrazia non è più solamente un fine dell’organizzazione sociale, ma è anche la chiave del funzionamento dei movimenti sociali, dei partiti politici, delle imprese, delle istituzioni, delle nazioni e degli organismi internazionali. Essa viene progressivamente sperimentata come un contributo essenziali per il rispetto degli interessi popolari e la salvaguardia della sicurezza nazionale e internazionale. L’apertura di spazi a tutte le culture, dal momento che esse costituiscono il patrimonio dell’umanità, permette di superare progressivamente i ripiegamenti volti alla ricerca di un’identità riduttiva. L’esistenza di Stati democratici, competenti e trasparenti è da considerare come base del ristabilimento del loro potere di regolazione. Raggruppamenti economici e politici regionali basati sulla complementarità interna sono da percepire come le migliori risposte ai bisogni reali delle popolazioni e una solida alternativa alla mondializzazione neoliberista. Rafforzare e democratizzare le istituzioni internazionali, regionali e mondiali è un obiettivo realizzabile, condizione del progresso del diritto internazionale e dell’indispensabile regolazione delle relazioni economiche, sociali e politiche a livello mondiale, soprattutto in campi come il capitale finanziario, la fiscalità, le migrazioni, il disarmo.
Il tempo dell’azione è già avviato.
Ecco perché i firmatari di questa dichiarazione sostengono la creazione del Forum mondiale delle Alternative. Si rivela oggi indispensabile creare una rete di persone impegnate, di organizzazioni popolari, di movimenti sociali, di centri di studio. E’ giunto il momento di costituire un “forum dei forum” che esistono nel mondo. Riflettere e lavorare insieme, sostenere le lotte sociali portatrici di speranza per il futuro, incoraggiare alternative percorribili alla mondializzazione neoliberista, diffondere i risultati dei lavori e delle esperienze, tutte queste azioni sono diventate degli imperativi.
Crediamo che sia possibile costruire una democrazia universale, rispettosa della dignità e dell’identità di tutti gli esseri umani.
Invitiamo tutti coloro che possono farlo a firmare questa dichiarazione, ad aderire al Forum e a far partecipare ad esso i movimenti e le istituzioni che condividono questi ideali e di cui essi fanno parte.
E’ tempo di rovesciare il corso della storia
Info:
ASSOCIAZIONE CULTURALE PUNTO ROSSO pr@puntorosso.it
FORUM MONDIALE DELLE ALTERNATIVE fma@puntorosso.it
LIBERA UNIVERSITA' POPOLARE lup@puntorosso.it
EDIZIONI PUNTO ROSSO edizioni@puntorosso.it
VIA GUGLIELMO PEPE 14 - 20159 MILANO - ITALIA
(MM2 LINEA VERDE – PASSANTE - FERR. GARIBALDI – uscita Via Pepe)
(altra sede VIA MORIGI 8 - 20123 MILANO)
telefoni e fax (+39) 02-874324 e 02-875045
SAMIR AMIN (presidente), FRANÇOIS HOUTART (segretario), GIORGIO RIOLO (Fma Italia), JOSE’ LUIZ DEL ROIO (Fma Italia)
Con il termine qualunquismo si indica un atteggiamento vagamente ispirato dalle azioni del movimento dell'Uomo qualunque, e che rinnega o almeno intenzionalmente ignora l'aspetto politico del vivere associato. Comparve in Italia nell'immediato dopoguerra.
È caratterizzato da una generica sfiducia nelle istituzioni, nei partiti, nei vari soggetti della politica, veduti come distanti, perniciosi o comunque di disturbo, di intralcio, nell'autonomo perseguimento delle soggettive scelte individuali. Questo atteggiamento è in genere considerato negativamente dagli individui politicamente attenti, che ne sottolineano i rischi connessi al rifiuto della partecipazione in un sistema democratico. Spesso l'attributo "qualunquista" è usato con senso spregiativo nel dibattito politico.
Sul qualunquismo si sono svolte analisi a diversi livelli, ad esempio in sociologia e in storia, partendo dall'assunzione dei contesti fattuali in cui ebbe a svilupparsi subito dopo l'instaurazione in Italia di un regime democratico. Le evidenze del tutto negative del mondo politico, subito dopo la sconfitta, offrivano molti spunti per lo sviluppo di sensazioni diffuse di insufficienza dei sistemi sociali, talvolta sfociando in non isolati casi di "depressione collettiva" per i quali il rigetto aprioristico della rappresentanza politica passiva ben poteva essere uno degli esiti. Fra i motivi di maggior disdegno della funzione di rappresentanza, vi erano certamente aspetti materiali come i lutti, le macerie, l'impoverimento, la perdita di status precedentemente acquisiti; e vi erano anche aspetti ideali come la guerra persa, la ferita gravissima all'immagine dell'appena costituita nazione, i tradimenti e le fronde, le riproposizioni e le camarille, l'attribuzione di potere a soggetti rivelatisi insufficienti (anche vista come causa delle negatività), e molti altri simili argomenti.
Si sono proposte perciò definizioni di vario genere, alcune influenzate da convincimenti personali, altre non nitidamente disinteressate, ma spesso concorrenti nell'indicare supposti riscontri di fenomeni psicologici collettivi. Un supposto fattore egoistico, opportunistico, potrebbe - si è detto - scardinare e rimuovere alla radice le motivazioni di adesione al contratto sociale, portando a considerare ciò che è "pubblico" come antagonistico, concorrenziale o belligerante, in qualche modo in danno, almeno temuto, della "sopravvivenza" o del restauro della tranquillità individuale. Ed anche l'aggravio delle sofferenze materiali nella quotidianità, effetto tipico dei tempi di crisi, condurrebbe naturalmente verso stati di necessità nei quali le esigenze individuali parrebbero del tutto sopraffare la possibilità di apertura all'attenzione verso le esigenze collettive, con conseguente demonizzazione di chi per ruolo o per convinzione tali istanze collettive rappresenti o solleciti (alcune analisi si sono spinte ad ipotizzare analogie con le risultanze di alcuni studi della sociologia criminale e della psichiatria forense).
Vi è perciò stato chi ha parlato di "fisiologicità" dello sviluppo di simili reazioni, come anche di una analoga fisiologicità per la quale questo tipo di reazione sarebbe di più pronta suscitazione presso i "delusi" di orientamento moderato-conservatore, essendo questi quelli maggiormente desiderosi di una strutturazione sociale "solida" e di una rappresentanza politica affidabile; per questo taluni hanno suggerito che potesse volgere a danno delle destre (rappresentanti modelli sociali "forti") attraverso un depauperamento dell'elettorato di riferimento. Da altri si è obiettato invece che il qualunquismo arrecherebbe vantaggio proprio a quelle parti della politica conservatrice che, dal disinteresse sullo svolgimento della delega democratica, trarrebbero miglior agio di introdurre modifiche sistemiche secondo comodo.
Storicamente, del resto, si registrarono simili orientamenti di quote di popolazione anche in altre nazioni, ad esempio in Francia, ove crebbe il Poujadismo ed ove si erano vissute analoghe delusioni con le note vicende di Vichy e con non minori danni, morali e materiali, di guerra.
In termini quotidiani, l'informazione e l'intrattenimento di massa offrono costanti espressioni di qualunquismo e lo coltivano come elemento di controllo del consumatore e dello spettatore, sono varii gli esempi nella pubblicità dove si presentano situazioni in cui la congruenza logica è volontariamente compromessa. O nella fiction televisiva, ad esempio la celebre serie "happy days" in cui il protagonista, a seconda della situazione del plot scelto per l'episodio si mostra estremamente insensibile, ottuso, magnanimo, coraggioso, arguto senza soluzione di continuità. Nella comunicazione, il qualunquismo può far parte di una strategia di livellamento popolare operata per ragioni commerciali o politiche.