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mercoledì, 28 giugno 2006

E' Successo

Cuba, giornalista in sciopero della fame"Abbiamo il diritto di usare Internet"




L'AVANA - Guillermo Farinas, direttore dell'agenzia di stampa indipendente Cubanacan press, si sta lasciando morire di fame per protesta contro il divieto, in vigore per lui ed i suoi giornalisti, di usare Internet, strumento indispensabile per l'esercizio del proprio lavoro. Lo dice Reporter sans frontieres, che riporta anche sul sito una dichiarazione di Farinas: "Se devo essere un martire dell'accesso all'informazione, lo sarò".

Il giornalista osserva inoltre che le autorità cubane usano l'embargo americano come pretesto per giustificare "una politica liberticida". L'agenzia Cubanan press è impegnata soprattutto nella denuncia della violazione dei diritti dell'uomo a Cuba e nella diffusione delle opinioni che non trovano spazio sulla stampa ufficiale.

Farinas, 43 anni, ha iniziato la sua protesta il 31 gennaio e ha scritto in una lettera a Fidel Castro che andrà avanti fino a quando non sarà possibile ai giornalisti accedere a Internet.

"Voglio che tutti i cittadini di Cuba - ha detto Farinas a Rsf - abbiano il diritto a una connessione Internet, ma anche per la stampa indipendente che deve poter fornire le informazioni sulle attività del governo".

Fino allo scorso 23 gennaio i giornalisti della Cubanacan Press potevano inviare le notizie da un Internet point pubblico nella città di Santa Clara, poi è stato loro impedito. L'agenzia si occupa soprattutto di notizie sulle violazioni dei diritti umani a Cuba e di argomenti e opinioni che non trovano spazio nei media ufficiali.

Secondo Rsf Cuba è uno dei 15 paesi ostili a Internet e uno dei più rep'ressivi al mondo riguardo la libertà di espressione online. L'accesso alla Rete è un privilegio per pochi e per averlo occorre l'autorizzazione del Partito e anche una volta ottenuto, si ha comunque un accesso fotemente censurato.

(3 febbraio 2006)

Fonte: La Repubblica
postato da digiacinto alle ore 15:12 | link | commenti (2)
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venerdì, 02 giugno 2006

Un ricordo di Fabrizio De Andrè

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Fabrizio è stato a mio avviso uno dei migliori cantautori anche poeta e diciamo non riesco a darne una perfetta definizione ritenendolo un personaggio di cui io ho memorizzato tutti i suoi testi e ne ho fatto la mia bibbia

Fabrizio vedeva lontano. Riporto alcuni suoi testi trascritti dagli originali che allego al post e che pubblico per gentile concessione di Dori Ghezzi e della Fondazione De Andrè.

Quello che ha scritto all’inizio degli anni ‘90 è accaduto, sta accadendo ora.
Ciao Fabrizio.



Globalizzazione:

Penso che la competizione economica est/ovest durerà ancora per molto, almeno fino a quando gli asiatici non si ribelleranno ai loro regimi autoritari e si organizzeranno in sindacati in difesa di una vita degna di essere vissuta dove vale la regola del «produrre per vivere» e non quella del «vivere per produrre»: quando riusciranno ad ottenere delle paghe equiparabili a quelle europee, il costo dei loro prodotti aumenterà e l’Occidente rialzerà la testa. Fino ad allora gli Occidentali devono convincersi che diventeranno più poveri e quelli che lo sono già, che sono abituati ad aiutarsi, saranno sicuramente privilegiati.

FMI:

E’ tutto normale.
Non per niente la logica del profitto prevede che ci siano dei ricchi che vivono sulle spalle dei poveri.
Voglio dire che senza poveri i ricchi non potrebbero esistere.
Il Fondo Monetario Internazionale presta i soldi con la tecnica della mafia: alti interessi con consapevolezza della impossibilità di restituzione.

Recessione:

Se il sistema capitalista senza ormai più lacci inibitori di carattere politico-ideologico continuerà a far lievitare i capitali dei «pochi» a scapito dei molti, s’avrà inevitabilmente fra pochi anni la «recessione» non potendo più i «molti» acquistare i «beni» di cui i «pochi» approfittano. Immediati effetti della recessione: disoccupazione, disordini, rischio di guerra civile, emergere dei demagoghi con ricerca del capro espiatorio; che siano di nuovo gli ebrei?
Da ricordare che già adesso, mancato ormai il tradizionale nemico comunista, i benpensanti piccolo borghesi ne stanno trovando uno nuovo nella «libertà di espressione» riducendo (in America) la grande letteratura di Shakespeare ad un cumulo di libracci immorali.
E in proposito di USA il settimanale New Republic così li definisce: «Il Paese sembra ridotto a “un rotocalco cafone”».


Testo autografo sulla Globalizzazione

Testo autografo sulla FMI

Testo autografo sulla Recessione

postato da digiacinto alle ore 18:17 | link | commenti
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giovedì, 01 giugno 2006

Laici e credenti di fronte al male

Secondo la dottrina comunista il terrorismo e la criminalità sono innanzitutto dovuti alla povertà e alle imperfezioni di una società priva di collettivizzazione e redistribuzione dei beni primari.

Questa teoria sociologica è applicata massivamente da tutto lo schieramento dell’Unione, e viene utilizzata per giustificare l’insurgenza terrorista in Medio Oriente e altrove. Tuttavia non è affatto una ipotesi “laica”, ma gnostica, nel senso che mira ad annebbiare la distinzione tra “bene” e “male”.
A questo proposito è utile tornare sul dibattito originato dal discorso di papa Benedetto XVI, in visita negli ex campi di sterminio nazisti in Polonia. Si può utilizzare le utile ricostruzione di Wind Rose Hotel.
Molti laici hanno contestato al papa di non aver ricordato sufficientemente la compartecipazione del popolo tedesco allo sterminio. Effettivamente nel discorso questo tema non era evidente, nel senso che la questione non era posta su un piano legale o sociologico.

Piuttosto nell’intervento di papa Ratzinger non era risolto il tema -di matrice relativista- sul "silenzio di Dio di fronte al male". Questo interrogativo è nietzschiano e non corrisponde al “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, pronunciato dal Figlio di Dio crocifisso sul Golgota. Il mancato intervento di un Dio, che si vorrebbe un Taumaturgo più simile a una badante che al Dio cristiano, segna da secoli il pensiero pseudolaico.
In realtà, secondo la dottrina cristiana il mondo, la natura, la Storia, non sono (se non nella promessa apocalittica del Regno dei giusti) un terreno sul quale Dio ha piena podestà. Anzi. "Dio non è onnipotente", scrive Matthieu Baumier nel suo Antitrattato di ateologia (Lindau, 2005). E’ Marx che promette la settimana delle sette domeniche e il paradiso sulla terra. Dio no.
Se si legge la Genesi, si scoprirà che in seguito alla ribellione di Lucifero e di una parte degli angeli, costoro sono stati scacciati dai Cieli e sono caduti sulla terra, dove hanno preso a governare e a insidiare uomini e donne, per conquistarli alla ribellione e tentare con essi la scalata ai cieli.
Trascodificando il messaggio biblico in parole laiche, possiamo convenire che il mondo come ci appare è -con tutta evidenza- sede di sopraffazioni, catastrofi, bellezza, e orrori, ma non è certo il regno del Bene.
Per questo Dio “tace” di fronte alla morte del singolo, allo tzunami, ai lager. La natura non è buona per natura, come insegna l'eresia di Rousseau, poi ripresa da Marx.
La Natura è il regno del male, e siccome l'uomo vive nella natura, anche la Storia reca le tracce del male (e quelle del bene).

Il fulcro centrale del discorso tenuto dal papa è stato colto da Galli della Loggia sul Corriere della Sera:
”Il senso del richiamo del Pontefice al ruolo della leadership nazista sta nel voler porre l’accento su un elemento troppo spesso cancellato quando si parla del nazionalsocialismo, e cioè il nichilismo radicale, la smisuratezza antiumana, insomma il demoniaco che si stagliava dietro la croce uncinata e che ne faceva il simbolo di un vero e proprio risorgente paganesimo, spesso nelle forme ancora più agghiaccianti di una disciplinata burocrazia”.
E’ difficile capire il nazismo e il comunismo tenendo fuori dalla porta il tema della guerra tra bene e male come fondamento dell’uomo post adamitico.

 

A questo punto interviene un’altra considerazione: come mai il pensiero laico nell'ultimo secolo ha perso di vista la distinzione morale tra bene e male? Il liberalismo italiano, accecato dalla deriva socialista e ansioso di sganciarsi dal cattolicesimo, si è troppo spesso smarrito nel gorgo della indistinzione. Il tema della responsabilità individuale rimane, in opposizione al concetto di (de)responsabilità collettiva neocomunista, ma non ci si è più posto il problema morale e del contrasto dell'impulso al crimine.
Si ascriva il male alla morale laica o alla teologia, ma in ogni caso non si deve interpretare il nazismo come una banalità inevitabile della Storia, scaricando di volta in volta la colpa sui capi nazisti o sul Grande Nulla del silenzio/assenso del popolo tedesco.

La questione è universale: 1) individuare il male; 2) contrastarlo o subirlo perché “è la volontà di Allah”?
Molte colpe hanno i cristiani, ma molte colpe hanno anche i laici. Ad esempio quella di ricordare soltanto il Voltaire cattolico-veltroniano, quello del "volemose bbene". Stefano Levi della Torre, in un libro a cura del Comitato torinese sulla laicità nella scuola, "Laicità, domande e risposte in 38 interviste" (Claudiana, 2003) sottolinea con grande forza profetica (la sua intervista è del 1993) la divisione morale necessaria: "Non ritengo che "democrazia" significhi tolleranza indefinita. (...) Mi sembra che si diffonda una perversione dell'idea di tolleranza, secondo la quale si avrebbe il "dovere democratico" di offrire tribune politiche ai neonazisti. (...) Se non sbaglio, la famosa formula di Voltaire sulla tolleranza era divisa in due parti: primo, combatterò fino in fondo le tue idee, se sono contrarie alle mie; secondo, mi batterò fino in fondo perché tu abbia diritto di esprimerle".
Socialisti e laici hanno preso per buona soltanto la seconda parte della formula di Voltaire. Così come i cristiani alla Alex Zanotelli hanno preso per buono solo il "porgere l'altra guancia" al male, dimenticando che Gesù prese a calci e distrusse i banchetti dei mercanti davanti al tempio, e che impiegò gran parte del suo messaggio a prendere a calci (con le parole) l'ipocrisia dei farisei.

Il male quindi va riconosciuto e denunciato, cosa che stiamo di nuovo dimenticando di fare, come dimostra il silenzio della nostra Europa di fronte al terrorismo e alle dittature mediorientali e latino. americane. Non solo: il male deve essere anche contrastato, e combattuto, se necessario, con la forza delle armi.
La tolleranza non ha efficacia sul crimine. La compassione deve intervenire solo quando i criminali sono stati messi in condizione di non nuocere, mai prima.
Né hitler né Saddam Hussein sono stati fermati dai discorsi. Si legga questa silloge di frasi del pacifista Mahatma Gandhi:
"Non intendo difendere gli eccessi commessi dagli arabi. Vorrei che essi avessero scelto il metodo della nonviolenza per resistere contro quella che giustamente considerano un'aggressione del loro Paese. Ma in base ai canoni universalmente accettati del giusto e dell'ingiusto, non puo' essere detto niente contro la resistenza degli arabi di fronte alle preponderanti forze avversarie."
"La loro rivendicazione di un territorio nazionale offre un attendibile giustificazione alla loro espulsione dalla Germania.". "Io sono convinto della necessità del sacrificio di centinaia, se non di
migliaia, di uomini per placare gli appetiti di dittatori che non hanno alcuna fede nell'ahimsa [la non-violenza]".
"[Rivolto agli inglesi] Vorrei che deponeste le armi che avete e che sono inutili per salvare voi o l'umanità. Invitate Hitler e il Signor Mussolini a prendere quello che vogliono del paese che chiamate vostro. Lasciate che se lo prendano... Se questi gentiluomini scelgono di occupare le vostre case, voi abbandonatele. Se non vi lasciano uscire, lasciate che massacrino voi, uomini, donne, bambini, ma rifiuterete di giurare loro obbedienza"
"Sono certo, mentre detto queste parole, che anche il più duro dei cuori tedeschi si scioglierà, se solo gli ebrei adottassero la non-violenza. La natura umana senza fallire risponde con amore alle dimostrazioni di amore. Non dispero della risposta di Hitler alla sofferenza umana anche se è lui a causarla"

Oggi le parole di Gandhi sugli ebrei e il nazismo ci sembrano deliranti. E’ l’errore solito: il crimine è una casualità della Storia, fa parte di un piano metafisico non meglio precisato. Eppure l’evidenza del bene e del male è sotto gli occhi di laici e credenti ogni momento, esclusi i fedeli neocomunisti, che traducono la divisione fondamentale della morale in termini di guerra tra classi e nazioni ricche contro nazioni e classi povere. Ma così facendo giustificano il crimine e lo trasformano da maleficio in sacrificio, un atto nobile e baudelairiano, utile ad evitare la scelta etica di sempre: da che parte stare?

postato da digiacinto alle ore 11:11 | link | commenti
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